Sicurezza nella Qualità

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Proroga del governo italiano per l’entrata in vigore del decreto legislativo di adeguamento al GDPR

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Il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR: General Data Protection Regulation) del 27 Aprile 2016, è entrato definitivamente in vigore il 25 maggio 2018, sostituendo le normative nazionali in materia di privacy e modificando l’intero approccio gestionale da parte di imprese ed enti pubblici al trattamento dei dati.

Analizzando le principali novità del Regolamento si osserva come l’utente viene posto al centro del recente sistema di tutela dei dati personali, sottolineando l’importanza e il valore di tali dati. Nel Regolamento Europeo vengono introdotti nuovi diritti per gli interessati tra cui il diritto alla portabilità dei propri dati personali, cioè la possibilità di trasferirli da un titolare del trattamento ad un altro, e il diritto all’oblio, consistente nella cancellazione immediata dei dati personali in presenza di determinate condizioni che ne rendono impossibile il proseguimento del trattamento. Il consenso dell’interessato al trattamento dei dati personali dovrà essere preventivo, inequivocabile e anche esplicito. L’informativa obbligatoria cambia e dovrà contenere per esempio il periodo di conservazione dei dati e il diritto dell’interessato di proporre reclamo ad un’autorità di controllo. Le eventuali violazioni (data breach) dei dati personali, se comportano rischi per i diritti e le libertà degli interessati, devono venire comunicate al Garante per la Privacy.

Il GDPR 2018 promuove inoltre la responsabilizzazione dei titolari del trattamento e l’adozione di approcci e politiche che tengano conto costantemente del rischio che un determinato trattamento può comportare per i diritti e le libertà degli interessati. I titolari del trattamento devono valutare il rischio inerente alle loro attività fin dal momento della progettazione del sistema, al fine di soddisfare i requisiti del presente regolamento e tutelare i diritti degli interessati e devono garantire che siano trattati solo i dati personali nella misura necessaria e sufficiente per le finalità previste e per il periodo strettamente necessario ai fini del trattamento (privacy by design e by default). In ogni caso le aziende sono obbligate a rilevare il minor numero di dati necessari per lo scopo prefissato. A stabilire quale sia il limite è il principio della minimizzazione dei dati: il meno possibile, ma tutti quelli necessari.

Come parte integrante di un sistema di corretta gestione dei dati personali, il GDPR prescrive ai Titolari e ai Responsabili del trattamento la tenuta di un Registro delle Attività di Trattamento svolte sotto la propria responsabilità. Il registro dovrà contenere le finalità del trattamento, una descrizione delle categorie di interessati e delle categorie di dati personali, le categorie di destinatari a cui i dati personali sono stati o saranno comunicati.

Quando si verifica un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche, per esempio a causa del monitoraggio sistematico dei loro comportamenti, o per il gran numero dei soggetti interessati di cui sono magari trattati dati appartenenti a categorie particolari, i titolari del trattamento sono obbligati a svolgere una preventiva Valutazione d’impatto sulla protezione dati (DPIA Data Protection Impact Assessment). La valutazione di impatto costituisce una buona prassi al di là dei requisiti di legge, poiché attraverso di essa il titolare può ricavare indicazioni importanti e utili a prevenire incidenti futuri.

Ulteriore novità introdotta dal GDPR rispetto all’attuale regolamento sulla privacy è la figura del Responsabile della protezione dei dati (DPO Data Protection Officer): viene designato quando il trattamento è effettuato da un'autorità pubblica o quando le attività principali consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala. Si tratta di una nuova figura aziendale deputata a informare e fornire consulenza al titolare del trattamento o al responsabile del trattamento e ai dipendenti, assicurando una corretta gestione dei dati in conformità col Regolamento Europeo sulla protezione dei dati.

I titolari o i responsabili del trattamento sono quindi tenuti non soltanto a garantire l'osservanza delle disposizioni del Regolamento, ma anche a dimostrare adeguatamente di aver concretamente adottato le misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del Regolamento. Imprese ed enti avranno quindi più responsabilità e in caso di inosservanza delle regole sono previste delle sanzioni amministrative fino a 20 milioni di euro o fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo.

A partire dal 25 maggio 2018 è quindi direttamente applicabile in tutti gli Stati membri il Regolamento Europeo n. 679/2016 detto GDPR.

Ogni stato membro deve adeguare e armonizzare la propria direttiva interna in materia di privacy per quanto riguarda gli elementi del Regolamento affidati alla legislazione nazionale.

In Italia siamo ancora in attesa del Decreto Legislativo che adatti l’ordinamento previgente in materia di privacy al Regolamento Europeo 679/2016.

Per chiarire i dubbi in merito, si precisa che l’art. 13 della legge n. 163 del 2017 delegava il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge (cioè entro il 21 maggio 2018), uno o più decreti legislativi al fine di adeguare il quadro normativo nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 (GDPR) relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché' alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE

Anche a causa della situazione governativa italiana degli ultimi mesi, siamo in assenza dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari necessari all’approvazione dello schema di decreto legislativo di recepimento. Pertanto, secondo l’articolo 31, comma 3, della legge n. 234 del 2012, il termine di scadenza della delega è prorogato di novanta giorni, quindi sino al 21 agosto 2018.

In ogni caso c’è da precisare che l’art. 13 della legge n. 163 del 2017 indica che le disposizioni in vigore del codice in materia di trattamento dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196 incompatibili con le disposizioni contenute nel Regolamento (UE) 2016/679, vengono espressamente abrogate.

Dal 25 Maggio il D.lgs. n. 196 del 2003 (Codice Privacy) non è più applicabile.

Dunque, in Italia il GDPR è operativo a tutti gli effetti a partire dal 25 Maggio 2018.

Il futuro decreto legislativo conterrà presumibilmente le disposizioni necessarie per dare attuazione alle disposizioni non direttamente applicabili contenute nel Regolamento (UE) 2016/679 ed eventuali specifici provvedimenti attuativi e integrativi adottati dal Garante per la protezione dei dati personali, con riguardo unicamente alle materie in cui lo stesso GDPR prevedela competenza delle normative nazionali.

Attualmente è disponibile uno schema di decreto legislativo, che dovrà essere adottato dal Governo dopo l’approvazione degli organi competenti, non oltre il 21 Agosto 2018.

Il testo dello schema, su cui il Garante per la protezione dei dati personali ha già espresso il proprio parere positivo, anziché abrogare interamente l’attuale D.lgs. 196/2003, sostituisce in blocco alcuni Titoli e capi dello stesso, e modifica in maniera specifica articoli, commi e parole, nelle parti in cui sussiste la competenza del legislatore nazionale.

Rispetto alle specifiche questioni lasciate libere dal Regolamento, si avrà l’integrazionedel GDPR alla normativa nazionale per quanto riguarda ad esempio il potere di accertamento dell’Autorità, la disciplina sanzionatoria, la definizione dell’età dei minori, un elenco di ciò che è considerato rientrante nell’interesse pubblico rilevante, la restrizione dei diritti dell’interessato regolati dal GDPR per finalità per esempio di antiriciclaggio, la modifica delle tempistiche e delle regole per la procedura di reclamo da parte dell’interessato.Lo schema contiene poi una serie di disposizioni tese a regolare settori specifici come per esempio l’ambito sanitario o l’ambito giornalistico.

Il rinvio dell’adozione del decreto legislativo da parte del Governo Italiano, comporta che dal 25 maggio il trattamento della cosiddetta privacy debba sottostare esclusivamente al Regolamento Europeo GDPR 679/2016.

E’ necessario attendere ancora qualche settimana prima di conoscere in via definitiva il contenuto della futura normativa italiana e di eventuali semplificazioni che saranno apportate nella gestione dei dati personali nelle materie rimesse alla legislazione nazionale.

Ing. Alessandro Bonamano

INL, CIRCOLARE SU INSTALLAZIONE E UTILIZZO DI IMPIANTI AUDIOVISIVI DI CONTROLLO

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Inl, circolare su installazione e utilizzo di impianti audiovisivi di controllo, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 300/1970

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È stata pubblicata dall’Ispettorato nazionale del lavoro la circolare n. 5 del 19 febbraio 2018 con indicazioni operative al personale ispettivo su norme e prassi riguardanti l’installazione e l’utilizzo a norma di impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo. La circolare riprende quanto introdotto in materia dagli articoli 23 del d.lgs. n. 151/2015 e art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 185/2016 affronta in particolare quattro aspetti: Istruttoria delle istanze presentate; Tutela del patrimonio aziendale; Telecamere; Dati biometrici.

In merito alle istruttorie, il quesito chiarisce su come debbano essere affrontate dal personale le richieste pervenute in merito alla volontà di installazione di dispositivi di controllo. Dopo avere chiarito sul tipo di personale adibito, ovvero di norma personale ispettivo ordinario che opera nelle unità organizzative, la nota riporta informazioni sul modo in cui devono essere installati i dispositivi.

Le eventuali condizioni poste all’utilizzo delle varie strumentazioni utilizzate devono essere necessariamente correlate alla specificafinalitàindicatanell’istanza. L’eventuale ripresa dei lavoratori dovrebbe avvenire di norma in via incidentale e con carattere di occasionalità ma nulla impedisce, se sussistono le ragioni giustificatrici del controllo (ad esempio tutela della “sicurezza del lavoro” o del “patrimonio aziendale”), di inquadrare direttamente l’operatore.

La comunicazione nell’istanza del numero esatto di telecamere non è fondamentale, fermo restando, comunque, che le riprese effettuate devono necessariamente essere coerenti e strettamente connesse con le ragioni legittimanti il controllo e dichiarate nell’istanza.

La tutela del patrimonio aziendale è una delle ragioni che possono giustificare il controllo a distanza dei lavoratori, ma la sua applicazione va affrontata con attenzione. Infatti i controlli più invasivi sono legittimati solo a fronte della rilevazione di specifiche anomalie e comunque all’esito dell’esperimento di misure preventive meno limitative dei diritti dei lavoratori.

Anche secondo la Corte di Cassazione, la sussistenza dei presupposti legittimanti la tutela del patrimonio aziendale mediante le visite personali di controllo, va valutata in relazione ai mezzi tecnici e legali alternativi attuabili, all’intrinseca qualità delle cose da tutelare, alla possibilità per il datore di lavoro di prevenire ammanchi attraverso l’adozione di misure alternative (Cass. sent. n. 84/5902). Vanno tenuti in considerazione i criteri del valore e della asportabilità dei beni. Il quesito non riguarda impianti antifurto che vengono installati quando sul luoghi di lavoro non sono presenti dipendenti.

Telecamere, Rete, intranet, controllo da remoto, registrazione. L’accesso da remoto in tempo reale va espressamente autorizzato su precisa motivazione. L’accesso alle registrazioni sia in loco che da remoto va tracciato con log conservati per almeno sei mesi. “Non va più posta più come condizione, nell’ambito del provvedimento autorizzativo, l’utilizzo del sistema della “doppia chiave fisica o logica”. Le norme per la videosorveglianza si applicano anche ai luoghi aziendali esterni con accesso occasionale, sempre autorizzato da organizzazioni sindacali e Ispettorato.

Infine dati biometrici.  Prendendo come riferimento il provvedimento del Garante della privacy  pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 280 del 2 dicembre 2014, la nota indica che: “il riconoscimento biometrico, installato sulle macchine con lo scopo di impedire l’utilizzo della macchina a soggetti non autorizzati, necessario per avviare il funzionamento della stessa, può essere considerato uno strumento indispensabile a “…rendere la prestazione lavorativa…” e pertanto si possa prescindere, ai sensi del comma 2 dell’art. 4 della L. n. 300/1970″sia dall’accordo con le rappresentanze sindacali sia dal procedimento amministrativo di carattere autorizzativo previsto dalla legge.

Info: Inl parere ispettivo circolare n.5/2018

Meno di 1 anno per il passaggio alla ISO 9001:2015

SISTEMA-QUALIT-ISO-9001-2015

Meno di un anno alla scadenza dei termini per la transizione alle nuove norme ISO 9001 e ISO 14001
IAF (International Accreditation Forum) e ISO hanno recentemente pubblicato un documento in cui ricordano alle aziende certificate con la versione 2008 della norma ISO 9001 e la versione 2004 ISO 14001, la scadenza per il rinnovo alle nuove versioni fissata al 14 settembre 2018.

Sicurezza Macchine: Guida alla prima verifica degli apparecchi di sollevamento

Immagine Apparecchi di sollevamento materiali di tipo fisso - Parte I

INAIL rende nota una nuova pubblicazione dal titolo: "Apparecchi di sollevamento materiali di tipo fisso- Parte I"
Si tratta della prima parte di un lavoro che fornisce indicazioni per la gestione tecnico-amministrativa della prima verifica periodica. il lavoro tratta gru a ponte, gru a cavalletto, gru Derrick e gru a braccio rotante, descrivendone le caratteristiche costruttive precipue, l’evoluzione dello stato dell’arte e soprattutto fornendo indicazioni dettagliate per la compilazione della scheda tecnica e la redazione del verbale di verifica periodica ai sensi del d.m. 11 aprile 2011.
---> read more Verifica periodica apparecchi di sollevamento

 

 

 

Sicurezza sul lavoro - Sicurezza nelle scuole: proposte di modifica del D.Lgs.81/08

sicurezza sul lavoroI Dirigenti scolastici italiani chiedono la modifica del D.Lgs.81/08, relativamente alle responsabilità loro attribuite in quanto individuati Datori di lavoro delle istituzioni scolastiche che dirigono.

Sia alla Camera e sia al Senato, vi sono già alcune proposte di modifica della normativa vigente sulla sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro e sono già in corso le audizioni della componente datoriale, rappresentata dalle maggiori associazioni nazionali di dirigenti scolastici: l'11 luglio scorso sono stati ascoltati i Presidenti nazionali di ANP, dell'Andis e di DISAL in un'audizione informale alla Camera dei deputati.

* * *

Gli orientamenti giurisprudenziali

Gli attuali orientamenti giurisprudenziali in materia di sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro scolastici paiono tendere a riconoscere la titolarità delle relative responsabilità sia ai dirigenti degli Enti locali proprietari degli edifici e sia ai dirigenti delle istituzioni scolastiche (in passato denominati 'presidi').

Recentemente la Corte di Cassazione ha emesso varie sentenze in materia di sicurezza nelle scuole:

  • la sentenza n.12223/2016, relativa al crollo del controsoffitto pesante di un'aula del Liceo "Darwin" di Rivoli (TO);
  • la sentenza n. 2536/2016, relativa al crollo del Convitto dell'Aquila per il Convitto, a seguito del terremoto del 2009;
  • la sentenza n. 20051/2016, relativa all'improvvisa caduta di un'anta di un cancello di una scuola statale a Casteldaccia (PA);
  • la sentenza n. 30143/2016, relativa all'accertamento dei VVF in una scuola nel Comune di Succivo (CE) per mancata verifica degli estintori e impianto idrico non funzionante;

La normativa vigente

Ai fini della individuazione del Dirigente Scolastico quale soggetto responsabile in materia di sicurezza sul lavoro, la definizione di 'Datore di Lavoro' fornita dall'articolo 2, comma 1, lettera b), del D.Lgs.81/2008 trova riscontro nell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165,  e ancor prima nel Decreto Ministro della Pubblica Istruzione n°292 del 21/06/1996, intitolato "Individuazione del datore di lavoro negli uffici e nelle istituzioni dipendenti dal Ministero della Pubblica Istruzione, ai sensi dei DD.LL. n. 626/94 e n. 242/96".

Per quanto attiene agli obblighi del datore di lavoro e del dirigente in materia di sicurezza sul lavoro, i principali riferimenti sono contenuti negli artt. 17 e 18 del richiamato D.Lgs. 81/2008 che sommariamente riportano:

  • la prevenzione, da attuare soprattutto attraverso la redazione di un apposito documento al termine della valutazione dei rischi e la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (obblighi non delegabili);
  • l'informazione, formazione e consultazione dei lavoratori;
  • la fornitura di mezzi di protezione;
  • la regolare manutenzione dei luoghi, degli impianti e delle attrezzature di lavoro;
  • la tutela dei lavoratori in relazione a sostanze pericolose e nocive;
  • la sorveglianza sanitaria e il controllo e la vigilanza.


Per quanto riguarda l'applicazione al comparto scolastico della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, i principali riferimenti sono:

  • il Decreto Ministeriale 29 settembre 1998, n. 382, Regolamento recante norme per l'individuazione delle particolari esigenze negli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni;
  • l'articolo 3 del D.Lgs. 81/2008, il quale ha disposto che per specifici organismi ed enti, tra i quali gli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, le disposizioni del medesimo D.Lgs. 81 debbano essere applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative, la cui individuazione era demandata a specifici decreti interministeriali (da adottare entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del D.Lgs. 81/2008). Tra i provvedimenti di attuazione emanati (quali il D.P.C.M. 28 novembre 2011, n. 231 in relazione alle particolari esigenze connesse all'espletamento delle attività del Dipartimento della protezione civile; il D.M. 16 febbraio 2012, n. 51 per gli uffici all'estero; il D.M. 18 novembre 2014, n. 201 per l'amministrazione della giustizia), non sono presenti quelli relativi agli istituti scolastici.
  • l'art.18 comma 3 del D.Lgs.81/08, che chiarisce in modo apparentemente inequivocabile come gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di manutenzione necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati in uso a pubbliche amministrazioni o a pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche ed educative, restino a carico dell'amministrazione tenuta, per effetto di norme o convenzioni, alla loro fornitura e manutenzione. In tale caso gli obblighi previsti si intendono assolti, da parte dei dirigenti o funzionari preposti agli uffici interessati, con la richiesta del loro adempimento all'amministrazione competente o al soggetto che ne ha l'obbligo giuridico.

Per quanto riguarda invece l'edilizia scolastica, i riferimenti sono:

  • il D.M. 18 dicembre 1975 - "Norme tecniche aggiornate relative all'edilizia scolastica, ivi compresi gli indici di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica, da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica ". In realtà tale decreto sarebbe stato abrogato nel 1996 dalla Legge n°23 “Norme per l'edilizia scolastica ", ma la stessa legge 23 ha previsto che rimanessero in vigore gli indici minimi e massimi previsti dal D.M. del 1975 (funzionalità urbanistica, edilizia e didattica) che pertanto attualmente costituiscono il punto di riferimento  principale e indispensabile per definire gli indirizzi progettuali degli edifici scolastici, in attesa della realizzazione di norme tecniche regionali, richiamate  dalla Legge n.23/1996 all'art.5, co.3), ma a tutt'oggi ancora assenti;
  • la Legge 11 gennaio 1996, n. 23 - "Norme per l'edilizia scolastica", che all'art.3 definisce le 'competenze degli Enti locali', all'art.5 prescrive l'uscita delle 'norme tecniche', che dovranno sostituire quelle dell'abrogato D.M.1975, e all'art.6 istituisce l'Osservatorio per l'edilizia scolastica, presso il Ministero della Pubblica Istruzione (M.I.U.R.), e, infine, all'art.6 prescrive la realizzazione dell'Anagrafe dell'Edilizia scolastica, sempre a cura del M.I.U.R.;
  • il D.M. 26 agosto 1992 - "Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica", che gli Enti locali ancora ad oggi  non sono riusciti a rispettare in modo esteso e completo, portando il legislatore a pubblicare in Gazzetta Ufficiale, dopo un quarto di secolo, il DM 12 maggio 2016, attuativo del  decreto “L’istruzione riparte” ( D.L.104/2013 convertito nella Legge 128/2013), come riportato nel n.3830 del 25-07-2016 e nel n.3836 del 02-10-2016 di 'PUNTOSICURO'.

In particolare, la L.23/1996 chiarisce direttamente le competenze degli Enti locali, tenuti non solo alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici (Comuni, per le scuole dell'infanzia e del primo ciclo [1] e Province per le scuole del secondo ciclo [2]) ma altresì alle spese varie di ufficio e per l'arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell'acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti, e, ancora, all'allestimento e all'impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull'adeguamento degli impianti, con obbligo di dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull'adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all'impianto delle attrezzature. Tale norma prevede addirittura che gli enti territoriali competenti possano delegare alle singole Istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico, con obbligo di assicurare alle Istituzioni scolastiche le risorse finanziarie necessarie per l'esercizio delle funzioni delegate. Le norme tecniche, che gli Enti locali secondo tale Legge sono tenuti a rispettare, sono demandate al  Ministero dei LL.PP., che, tenuto conto delle proposte dell'Osservatorio per l'edilizia scolastica (M.I.U.R.), deve adottare, con proprio decreto, le norme tecniche-quadro, contenenti gli indici minimi e massimi di funzionalità urbanistica, edilizia e didattica indispensabili a garantire indirizzi progettuali di riferimento adeguati e omogenei sul territorio nazionale, che successivamente le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, devono a loro volta considerare per approvare specifiche norme tecniche per la progettazione esecutiva degli interventi, definendo in particolare indici diversificati riferiti alla specificità dei centri storici e delle aree metropolitane; nell'attesa della definizione dei sopracitati  Decreto Ministeriale e Norme Regionali, a tutt'oggi non ancora avvenuta, come già riferito nel punto precedente, la L.23/96 ha prescritto il mantenimento temporaneo degli indici di riferimento contenuti appunto nel D.M. 18 dicembre 1975.

Il D.M. 26 agosto 1992, invece, non chiarisce le competenze e le responsabilità dell'Ente locale e del Dirigente scolastico; pertanto, a seguito della trasmissione di opportuni quesiti, nell'ultimo decennio è intervenuta l’Avvocatura Generale dello Stato, in merito alla titolarità degli adempimenti relativi alla sicurezza antincendio negli edifici scolastici, con il parere prot. CS 33778/2010 del 13/12/2010 e la successiva nota di chiarimento prot. n°55576 P del 15/02/2012.

L'attività parlamentare

Il Parlamento ha preso in considerazione in diverse occasioni le criticità presenti nella normativa in materia di sicurezza nel settore scolastico.

La Commissione Cultura della Camera dei Deputati il 19 dicembre 2013 ha ascoltato il magistrato Dr. Raffaele Guariniello, che ha evidenziato la mancata soluzione dell'individuazione del datore di lavoro nella scuola. La duplice posizione di garanzia contemplata nel settore scolastico, dovuta al coinvolgimento contemporaneo dell'Amministratore locale che deve provvedere alla manutenzione degli edifici e dell'Amministratore scolastico al quale gli edifici sono assegnati in uso, non trova riscontro nell'individuazione a datore di lavoro del dirigente scolastico, in quanto quest'ultimo non ha autonomi poteri decisionali e di spesa.

Un successivo confronto sulle controverse responsabilità in tema di sicurezza dei Dirigenti scolastici si è aperto in seguito alla condanna di un dirigente scolastico per il crollo del Convitto dell'Aquila causato dal terremoto. Nella risposta all'interrogazione al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca in Commissione Cultura della Camera dei Deputati n°5-07053 (Malisani - D'Ottavio - Ghizzoni) del 19 novembre 2015, viene chiaramente affermato che <<l'unica strada possibile per alleviare le responsabilità legate alla figura del dirigente scolastico è quella di una modifica normativa.>>. Viene inoltre riferito che all'interno del M.I.U.R. è in corso una riflessione, da valutare di concerto con le altre amministrazioni interessate, secondo cui potrebbe prevedersi di <<limitare gli obblighi attualmente insistenti in capo al dirigente scolastico, quale datore di lavoro, alle sole aree e spazi che gestisce direttamente. Gli altri spazi, come ad esempio, i locali tecnici, i sottotetti non utilizzati e i tetti potrebbero essere individuati quali luoghi di esclusiva competenza ed accesso (e quindi responsabilità) dell'ente locale proprietario. Stesso discorso potrebbe farsi, inoltre, anche con riferimento ai locali adibiti a cucine, mense o bar che, di conseguenza, potrebbero essere individuati quali luoghi per i quali gli obblighi e la responsabilità sono riconosciuti ad esempio in capo al titolare della ditta alla quale è affidato il servizio di ristorazione, mensa o bar.>>.

Ancora manifestazioni di perplessità sull'individuazione a Datore di lavoro dei Dirigenti scolastici avvenuta con il D.M.21 giugno 1996 n. 292, e sulla distinzione delle responsabilità dell'Ente proprietario degli edifici scolastici rispetto a quelle del Dirigente scolastico non adeguatamente chiarita dal successivo D.M.29 settembre 1998 n. 382, sono state espresse con l'interrogazione in Commissione Cultura della Camera dei Deputati n°5-07556 (Toninelli - Marzana - Luigi Gallo) del 28 gennaio 2016 (in corso) nella quale si chiede, inoltre, il motivo della mancata emanazione del decreto applicativo previsto dall'art.3 del D.Lgs.81/08 in riferimento agli istituti scolastici.

Le proposte di modifica

Le proposte di modifica al D.Lgs.81/2008, in esame sia alla Camera dei Deputati e sia in Senato, intendono risolvere le criticità emerse riguardo la titolarità della responsabilità in materia di sicurezza nelle scuole.

La prima proposta di legge è stata presentata alla Camera dei Deputati il 13 maggio 2016 con il n.3830 d'iniziativa dei deputati Pellegrino ed altri.

La seconda proposta di legge è stata presentata sempre alla Camera dei Deputati il 5 luglio 2016 con il n.3963 d'iniziativa dei deputati Carocci ed altri.

Il terzo disegno di legge è stato invece presentato al Senato della Repubblica il 20 settembre 2016 con il n.2449 a cura della senatrice Fasiolo ed altri. 

Con la proposta di legge C.3830 (Pellegrino), nel sottolineare che i Dirigenti scolastici non dispongono direttamente di alcuna risorsa economica per esercitare tutte le responsabilità loro attribuita in tema di sicurezza, nè tantomeno per intervenire autonomamente in via ordinaria o straordinaria sui rischi delle strutture degli edifici scolastici, i latori sostengono che le recenti sentenze hanno evidenziato <<le gravi incongruenze della normativa vigente>> in quanto ignora che gli edifici scolastici sono di proprietà degli Enti locali (comune, provincia e area metropolitana) e <<soltanto a loro la normativa vigente impone gli obblighi relativi alla messa a disposizione nonché ogni intervento strutturale e di manutenzione necessario al fine di garantire la sicurezza prima di tutto degli studenti e, in generale, di tutti gli operatori scolastici.>>.

Per tali motivi propongono di aggiungere all'art.18 del D.Lgs.81/08 il comma seguente:

«3-ter. I dirigenti o i funzionari, compresi i dirigenti delle istituzioni scolastiche, sono esentati da qualsiasi responsabilità, onere civile, amministrativo e penale qualora abbiano assolto tempestivamente all’obbligo di richiesta di interventi strutturali di manutenzione di cui al comma 3 necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati. La richiesta di intervento si riferisce alle aree e agli spazi assegnati e non concerne locali, locali tecnici, tetti e sottotetti e spazi non utilizzati che rimangono nella competenza esclusiva dell’amministrazione competente o del soggetto che ne ha l’obbligo giuridico, compreso ogni requisito di sicurezza antincendio previsto dalla normativa vigente in materia».

Anche i latori della proposta di legge C.3963 (Carocci) osservano che <<chiamare in causa per la valutazione dei rischi, a pari titolo, i dirigenti e i tecnici degli enti proprietari delle mura e i dirigenti scolastici e, con essi, i responsabili della sicurezza sul posto di lavoro, appare del tutto incongruo.>>. Infatti proseguono la loro disanima sottolineando che i Dirigenti scolastici e i docenti (intendendo probabilmente gli R.S.P.P.) dovrebbero <<essere chiamati in causa per i rischi derivanti dall’attività scolastica e, cioè, dall’insieme di condotte che si svolgono entro il perimetro della loro responsabilità gestionale e amministrativa.>>. Infatti, con riferimento alla valutazione dei rischi strutturali e a quelli derivanti dagli interventi di terzi sull'immobile, <<dev’essere chiarito che il massimo da esigere da tali soggetti è la segnalazione tempestiva di eventuali situazioni di pericolo di cui possano venire a conoscenza.>>.

La conseguente proposta di modifica del D.Lgs.81/08 prevede di aggiungere all'art.17 (viene erroneamente indicato l'art.13 che tratta, altresì, l'attività di controllo degli Organi di vigilanza e non del Datore di lavoro) i commi seguenti:

a) «Nelle sedi delle istituzioni scolastiche la vigilanza spetta al dirigente scolastico solo per i rischi attinenti all’attività scolastica»;

b) «Per le sedi delle istituzioni scolastiche, la valutazione dei rischi strutturali degli edifici e l’individuazione delle misure necessarie a prevenirli spettano in via esclusiva all’ente proprietario».

Il disegno di legge proposto in Senato con il n.2449 (Fasiolo) ha un'approccio sostanzialmente diverso, che sembra voglia addirittura amplificare le responsabilità dei Dirigenti scolastici allorchè i promotori osservano che proprio in virtù degli ampi poteri che l'art.18 del D.Lgs.81/08 attribuisce ai dirigenti o funzionari preposti ai pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche ed educative, sarebbe auspicabile che questi ultimi, per fare fronte a situazioni di grave ed immediato pericolo, potessero <<adottare i provvedimenti più idonei, senza avere timore di ripercussioni di carattere penale.>>.

A tal fine, viene avanzata la proposta di aggiungere dopo il comma 3-bis dell'articolo 18 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono i commi seguenti:

«3-ter. In caso di pericolo grave e immediato, i dirigenti preposti a pubbliche amministrazioni o a pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche ed educative, hanno il potere di interdire l'utilizzo parziale o totale dei locali e degli edifici assegnati, nonché di ordinarne l'evacuazione, avvalendosi della facoltà di cui all'articolo 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. Nei casi suddetti, non si applicano gli articoli 331, 340 e 658 del codice penale».

«3-quater. La valutazione della gravità ed immediatezza del pericolo è compiuta con la diligenza del buon padre di famiglia e in relazione al preesistente stato dei luoghi, tenendo in considerazione la presenza di utenti del servizio nei locali ed edifici. Della avvenuta interdizione o evacuazione è data tempestiva notizia alle amministrazioni tenute, per effetto di norme o convenzioni, alla fornitura e manutenzione dei locali e degli edifici in uso, nonché alla competente autorità di pubblica sicurezza».

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